
Mondadori Portfolio ha il piacere di annunciare il ritorno di Mauro Galligani alla sua casa editrice.
Mauro Galligani, classe 1940, ha lavorato dal 1975 al 1997 per Epoca come fotografo e picture editor.
Per quasi trent’anni si fa testimone dei grandi avvenimenti della cronaca internazionale: dal prima e dopo il Muro di Berlino alle guerre in America Centrale, in Africa e in Medio Oriente, fino alla situazione politica e culturale nell’Unione Sovietica, tra macerie, rivoluzioni ed instancabili resistenze, che aiutano a comprendere la Russia di oggi.
Un paese sterminato, attraversato da ben 11 fusi orari, abitato da diversi popoli e culture, dai confini labili, ridisegnati più volte durante la storia: il gigante sovietico è stato uno dei protagonisti degli scatti di Mauro Galligani.
“Ciò che voglio sottolineare” afferma il fotogiornalista “è che non sono mai andato a fotografare le bellezze o i drammi del mondo per fare l’eroe o per vincere un premio fotografico. Ho sempre cercato di svolgere il mio lavoro cogliendo fotograficamente aspetti e particolari della realtà davanti a cui mi trovavo, per dare la possibilità al lettore di rendersi conto di ciò che stava accadendo”.
Mondadori Portfolio vi invita a seguire il costante aggiornamento dei contenuti provenienti dallo straordinario archivio di Mauro Galligani, finalmente consultabili e ricercabili sul nostro sito.

A dieci anni dalla caduta del Muro, nella nuova Germania unita, una ragazza copre con la sua spigliata irriverenza il volto severo di Karl Marx. Alla base della statua, che rende omaggio ai padri del comunismo, qualcuno ha scritto: “Non è stata colpa nostra”. 1999, Germania, Berlino.

Un manifesto raffigurante la ricchezza sfrontata di un immenso orologio di brillanti, copre i lavori per la ricostruzione dell’hotel Moskva, un tempo albergo della nomenclatura inaugurato da Stalin nel 1935. Sullo sfondo la Duma. Mosca, 2006.

I balli e i festeggiamenti davanti al museo dell’Ermitage in occasione della Festa della Marina. Leningrado oggi San Pietroburgo, 1987.

È il modo più semplice e coraggioso di resistere alla violenza: uno ti toglie una cosa e tu la rimetti. Tra il 1961 e il 1975, l’esercito sovietico per ben tre volte ha distrutto la collina delle croci e per tre volte i lituani le hanno rimesse. Alla fine, nel 1985, i russi si sono arresi. Per molti anni Siauliai, simbolo delle aspirazioni indipendentiste della repubblica baltica, è stata considerata zona vietata agli stranieri. Unione Sovietica, Siauliai (Lituania), 1989.

Un soldato mutilato, reduce dell’Afghanistan, chiede l’elemosina fra le file del traffico moscovita. È uno dei 620.000 soldati che hanno combattuto in Afghanistan. L’esercito sovietico perde quasi 15.000 uomini. I disabili sono più di 10.000. 1999, Russia, Mosca.

Interno della centrale nucleare di Chernobyl con la porta che immette al reattore esploso. Lo scienziato nucleare russo Vladimir Scicalov, uno dei responsabili della costruzione del sarcofago, si appresta ad entrare. Sulla parete una cifra in vernice rossa: 0.5 rem l’ora. È il grado di radioattività da lui registrato il 14 maggio 1986. 1999, Ucraina, Chernobyl.

Piazza della Repubblica durante la Rivoluzione in Romania il 24 dicembre, dopo la notte di combattimenti. Intorno si ergono le rovine del palazzo del Governo e della sede del Comitato Centrale. 1989, Romania, Bucarest.